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Home Attualità Lancia – È la fine di un mito?

Lancia – È la fine di un mito?

Le case automobilistiche italiane sono sempre state caratterizzate, nel mondo, per due fondamentali caratteri distintivi: il lusso e la sportività. Lasciando per il momento da parte quest’ultimo elemento, mi vorrei concentrare su un marchio che ha fatto del lusso e della classe la sua carta vincente: la Lancia. Dopo più di un secolo di storia, ed essere passata attraverso diverse fasi critiche (tra cui la tanto temuta chiusura), la Casa con lo scudo è ancora qui, quantomeno nei listini. Ma andando ad analizzare la sua gamma odierna, è poi così vera quest’ultima affermazione? Davvero i modelli attuali hanno ancora un vago “spirito” delle Lancia di un tempo? Di seguito vi proporrò il mio punto di vista personale; nei commenti qui sotto, sarebbe bello leggere la vostra opinione (potete anche usare le credenziali di Facebook, senza bisogno di registrarvi).

LE ORIGINI – Il marchio venne fondato nel 1906 a Torino per volontà di Vincenzo Lancia, il quale avendo ottenuto diversi successi in gare automobilistiche e lavorando per Fiat, decise di intraprendere una carriera come costruttore di auto; già nel 1908, grazie alla grande intraprendenza imprenditoriale, Vincenzo Lancia presentava al Salone dell’Automobile di Torino il suo primo telaio denominato 12 HP.

Negli anni seguenti si susseguirono diversi modelli (18/24 HP, 15/20 HP, 20/30 HP, 35/50 HP) i quali ottennero svariate vittorie in importantissime competizioni internazionali, sia negli Stati Uniti sia in Europa (Inghilterra e Francia), sia soprattutto in Italia, tanto nella Mille Miglia che nella Targa Florio.

LE GUERRE – Con lo scoppio della I Guerra Mondiale, Lancia fu costretta non solo a sospendere la produzione di autovetture, ma a costruire mezzi militari; gli anni immediatamente successivi a questo triste episodio furono ricchi di modelli di successo e spesso rivoluzionari come la Aprilia e L’Ardea.

Purtroppo il 15 Febbraio del 1937, morì all’età di 57 anni il fondatore Vincenzo Lancia; da quel momento la fabbrica Torinese visse un decennio buio caratterizzato dalla II Guerra Mondiale e continui cambi al vertice, fino a quando nel 1947 il figlio ventitreenne di Vincenzo, Giovanni Lancia, prese le redini della fabbrica.

GLI ANNI D’ORO – Gli anni del dopo guerra furono, probabilmente, gli anni più importanti per il marchio. Uno dei primi modelli fu l’Aurelia, un’auto completamente nuova rispetto a quelle finora prodotte, caratterizzata da una linea morbida ed elegante, da un interno molto ben rifinito e da prestazioni notevoli.

Nel 1951 venne presentata una delle vetture più famose, ancora oggi, del marchio torinese: l’Aurelia B20, una stupenda coupé che grazie proprio alla linea aereodinamica e alle prestazioni da sportiva ottenne diversi successi nelle competizioni.

Un altro modello storico di quel periodo fu la Aurelia B24 spider, resa celebre dal capolavoro cinematografico “Il Sorpasso”.

Nel 1953 debuttò l’Appia, berlina di categoria inferiore rispetto all’Aurelia, nata per essere una diretta concorrente della Fiat 1100, anche se in realtà non lo fu mai per la grande differenza di prezzo (e di qualità) che le separava. Nonostante ciò, l’Appia fu un grande successo commerciale, coniugato in ben tre serie e svariati allestimenti, e che portò ad identificare il marchio come un vero e proprio produttore di auto di lusso, non più diretto concorrente di Fiat.

LA CESSIONE – Nel 1958 la società venne ceduta dalla famiglia Lancia a quella Presenti, la quale si rese artefice della creazione di una delle berline più famose ed importanti per gli amanti del marchio: la Flaminia. Progettata e realizzata per essere una vera ammiraglia, riuscì in questo intento per ben tredici anni, tanto da essere allestita da Pininfarina (Lancia Flaminia 335 Pininfarina Cabriolet Landaulet) esclusivamente per il Presidente della Repubblica (ancora oggi usata nelle parate ufficiali), per la visita della Regina Elisabetta II e per il Papa.

Alla splendida Flaminia seguì la Flavia, che grazie ad una qualità eccellente, ad ottime prestazioni ed al benessere diffuso del boom economico, divenne subito un’auto molto apprezzata sia in Italia che all’estero.

L’ARRIVO DI FIAT Nel 1969 la famiglia Presenti vendette la Società al gruppo Fiat, che proprio in quegli anni aveva acquistato anche l’Autobianchi e la Ferrari. Nei primi anni sotto la guida del colosso torinese si susseguirono diversi modelli tra cui la Beta e la Gamma, auto sicuramente non degne della storia e del prestigio del marchio. Il Gruppo Fiat, però, riuscì a far tornare la Lancia vincente nel mondo delle corse, infatti negli anni settanta la 037 vinse svariati campionati del mondo di Rally.

Una vera svolta si ebbe nel 1984, quando al Salone dell’automobile di Torino venne presentata la nuova ammiraglia, la Thema. La nuova berlina del marchio torinese, abbinava un design pulito e lineare (grazie a Giugiaro), ad una qualità degna delle più lussuose berline in commercio; venne successivamente allestita anche in versione SW ed addirittura con motore Ferrari (Thema 8.32).

RALLY – L’ultimo vero successo commerciale si ebbe a cavallo tra la fine degli anni ottanta ed i primi anni novanta con la Delta Integrale. In realtà la popolarità di questo modello fu dettato più dalle eccellenti prestazioni e dalla pubblicità derivata dalle innumerevoli vittorie nel campionato del mondo di rally, che dalla qualità o dall’eleganza delle linee.

Verso la metà degli anni novanta la Fiat cercò di replicare il successo ottenuto con la Thema, presentando la K; una buona berlina che però non riuscì ad avere quelle stesse soluzioni tecniche che le concorrenti, soprattutto tedesche, già offrivano. Furono, successivamente, presentate anche una versione SW ed una Coupè che però riscossero poco successo.

IL DUEMILA – La successiva ammiraglia, presentata nel 2001, la Thesis nonostante cercasse di adattarsi alle concorrenti tedesche, finì per essere “apprezzata” solo come auto ministeriale. La Lancia degli anni duemila riuscì quindi a trarre profitto esclusivamente attraverso le piccole Ypsilon e Musa, due auto Fiat semplicemente meglio rifinite e con dotazioni più ricche.

LA FUSIONE CON CHRYSLER – Nel 2009, il Gruppo Fiat acquisisce la maggioranza del Gruppo Chrysler; questo comporterà che dal 2011 in Europa (tranne in Inghilterra) tutte le auto del marchio americano verrano vendute con la scudetto Lancia. Il risultato di questa discutibile strategia ha comportato l’uscita di tre “inediti” modelli: la nuova Thema, la Voyager e la Flavia.

Per quanto riguarda la Voyager c’è poco da dire, è in tutto e per tutto una Chrysler Voyager, tanto che non si è deciso neanche di cambiarle il nome.

Per quanto riguarda la Flavia, in realtà si tratta di una Chrysler 200C Cabrio, offerta in unico allestimento, con un anacronistico (per l’Europa) 2.4 a benzina, abbinato ad un altrettanto vetusto cambio automatico.

Infine, la Thema: in questo caso gli “sforzi” sono stati maggiori, in quanto i tecnici hanno preso una Chrysler 300C ed hanno cambiato le sospensioni (rendendole adeguate agli standard europei), hanno migliorato la qualità degli interni con pregiata pelle Frau e legni ed hanno messo sotto il cofano due diesel VM di ultima generazione.

SPIRITO LANCIA – Io non discuto la qualità specifica delle nuove Lancia, che sarà sicuramente eccellente, ma mi domando come un marchio che ha avuto una storia, che ho cercato brevemente di sintetizzare, ricca di prodotti eccezionali sotto molteplici punti di vista, si meriti questa fine; quantomeno avrebbero potuto evitare di utilizzare nomi “importanti” come Flavia o Thema, che magari rievocano nella mente di qualche appassionato come me modelli importanti e gloriosi, e cercare di creare dei nomi di fantasia.

Da vero appassionato di auto, soprattutto delle marche italiane, mi sento “ferito” nel constatare come uno tra i marchi più gloriosi ed importanti della nostra storia sia divenuto nient’altro che una succursale europea di Chrysler.

Sono certo che questo mio articolo non potrà cambiare le sorti del marchio, ma sono altrettanto certo che molti amanti delle Lancia si ritroveranno nelle mie parole.

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